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Biblioteca
Comunale
Tito Vezio Viola |
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Nome: Book Club
Data di nascita:: novembre 1997
Costituzione: in modo assolutamente imprevedibile, una specie cyborg
biotecnologico. Hanno iniziato con un gioco fantastico, poi hanno deciso che era troppo
carino per lasciarlo alla "memoria orale", ed infine il branco ha cominciato a
nutrirsi di scrittura fondando un club di scrittori, appunto.
Consistenza numerica: circa dieci giovinastre e giovinastri dai 12 ai 14 anni
Habitat : staziona nella sezione ragazzi della biblioteca comunale di Ortona
Attività abituale: scrivere libri, storie, romanzi, gialli, horror, poesie
Caratteri etologici: Vita di gruppo esclusiva e chiusa. Non si entra neanche per
sbaglio nel club. Anche perché scrivere insieme comporta una fiducia reciproca e una
complicità che spesso sfociano in litigate furibonde - dalle quali il bibliotecario si
tiene prudentemente alla larga - per stabilire una continuazione, un flash back o
semplicemente il carattere di un personaggio.
Tendenze evolutive: aspirano a diventare buoni scrittori. La cosa che odiano di
più è quella di fare i compiti in classe di italiano, mediamente. La cosa che amano di
più è quella di impossessarsi dei computer della biblioteca e scrivere
e poi
pubblicare in fotocopia le proprie opere, che sono a disposizione dei lettori della
biblioteca stessa. Partecipano a tutti i concorsi letterari per ragazzi. |
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OGNI TANTO RITORNANO Mostri brufolosi e alieni,
con le loro lezioni di costanza e coerenza, di stile e di sogni. Tredici, quattordici anni
ciascuno, entrano nella loro postazione di lavoro discutendo a voce bassa sul 36°
paragrafo de "Cinque fulmini colpirono il mare cupo"- libro game in corso
di scrittura da qualche tempo.
Non conosciamo a fondo le loro storie, e forse neanche le loro tristezze preadolescenziali
alla nutella ; sappiamo per certo che loccupazione del computer del bibliotecario,
in attesa di una postazione di servizio, è strategicamente programmata e libidinosamente
praticata ogni lunedì pomeriggio. Sempre. Tutti i lunedì che ci manda il santo
calendario.
Scrivono allimpronta, spesso seguendo fili difficili da capire per chi si trova a
passare nei paraggi.
Da quando, poi, hanno incontrato lo "scrittore vero" Ermanno Detti affidandogli
le sudate carte da leggere ed aver analizzato parola per parola la sua lunga e simpatica
risposta, non si tengono più ( ahi, Ermanno!).
Si sono impegnati forte e hanno iniziato un lento martellamento di alcuni editori
anche loro "veri"- perché la biblioteca di Ortona e la sua fotocopiatrice sono
ormai dietro il loro orizzonte.
Sempre più spesso al bibliotecario viene il sospetto di nutrire e coltivare un gruppo di
"disadattati"- come il suo papà maestro elementare chiamava quei bambini che
giocavano troppo poco e studiavano troppo assai con lobiettivo di
primeggiare.
Per sfuggire a questa pericolosa crisi di coscienza, il bibliotecario prova a mettere in
fila qualche ragionamento avventurandosi in una ricostruzione degli eventi : come siamo
arrivati a questo punto? |
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IL PERCORSO
Il book club della
biblioteca di Ortona nasce da una esperienza del novembre 1997 quando, nelle periodiche
iniziative della sezione ragazzi, fu inserito un ciclo di role play game.
Il role play game è un gioco che mette in campo per intero la propria effettività , è
una finzione vissuta come vera tutta dentro il processo di creazione fantastica. Inoltre
è un gioco insieme individuale e di squadra , dove poche regole ma chiare portano
allinterpretazione del proprio personaggio , del proprio alter ego giocato tutto
sulla imprevedibilità.
Per gli sviluppi che questo gioco ha avuto nella sezione ragazzi , è risultato una sorta
di allenamento allimprevedibilità, una esperienza che porta a continue connessioni
e riconnessioni mentali per andare avanti e procedere. E pur trattandosi di un meccanismo
dove ognuno gioca per sé, la propria presenza e il piacere ludico dipendono
sostanzialmente dal comportamento degli altri giocatori.
La straniazione è fondamentale, forse a metà tra interpretazione teatrale e psicodramma
dove la tensione creativa è massima e la ricerca della soluzione inventiva più originale
è lunica condizione per vincere o per avvicinarsi allobiettivo. Il gioco
scontato e stereotipato, al contrario, è il passaporto per la caduta, luscita, la
morte del personaggio-sé.
Lesperienza è durata più del tempo programmato, consolidando così il gruppo e
quando il gioco si è esaurito sono restati in archivio appunti e pezzi di storie,
disegni, note di personaggi, carte di ruolo e oggetti magici che era un peccato lasciare
lì. Ma principalmente è restato il desiderio di continuare il gioco per stare insieme,
ma anche per valorizzare in qualche modo le tante storie nate.
E venuta così lidea di provare a raccontare tutto quel materiale , a
organizzarlo in una versione narrativa in parte per reiterare il divertimento, in parte
per cimentarsi nel fare un libro. |
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LA SCELTA DEL GENERE
NARRATIVO
Personaggi e
avvenimenti si presentavano, nella loro forma prima di materiale dove mettere le mani,
esattamente come era lambiente del role play: un gigantesco oceano con isole
coerenti allinterno ( abitanti strani, assurdi paesaggi, pericoli di ogni tipo), ma
con tenui o inesistenti legami tra loro.
I fatti quindi andavano connessi e poiché il gruppo era composto da circa 10 giocatori,
si andò avanti per qualche incontro a mettersi daccordo sullincipit, sullo
sviluppo, sulle coerenze tra le varie avventure vissute nel gioco.
La scelta finale di adottare la tecnica del libro-game è stata una naturale risposta al
fatto che ogni partecipante si rifiutava di " mollare" la propria ipotesi
narrativa. Così la possibilità di non incidere sulle singole invenzioni , ma di
collegarle attraverso libere proposte al lettore, da un lato ha aggirato lostacolo
"relazionale" tra i ragazzi consentendo ad ogni elaborazione individuale
di avere spazi e ragioni per stare dentro il prodotto collettivo - dallaltro ha
anche generato un nuovo e interessante problema : come "montare" i pezzi, ed in
ragione di cosa.
Solo a questo punto della nostra storia nasce un atteggiamento di "piacere di
scrivere" presentandosi come ulteriore valore aggiunto al piacere della esperienza
precedente, in qualche modo trasferito sul gusto di scrivere insieme; e pur essendo la
scrittura iniziata con lintenzione di giustapporre pezzi, ben presto le proposte
narrative dei singoli componenti sono state rielaborate insieme, ed oggi si sta procedendo
verso la fine del libro game senza più accampare proprietà individuali sui
singoli paragrafi o sui percorsi. |
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CONDIZIONI FAVOREVOLI
Si sono realizzate
alcune condizioni favorevoli, parte delle quali offerte dalla biblioteca in modo
intenzionalmente strategico, altre invece appartenenti ad una dinamica positiva propria
nel gruppo, tra cui quelle che, mi sembra, meritino una particolare sottolineatura:
- Disponibilità di
spazio di lavoro. Lo spazio, in una biblioteca per ragazzi, è fondamentale non soltanto
per lorganizzazione del contesto fisico, ma anche per la possibilità di
intrecciarlo con gli "spazi temporali" del suo ciclo di vita. Il branco ha
potuto scegliere i tempi in cui lavorare senza scontrarsi con la rigidezza di certi
"tempi" bibliotecari da Santo Regolamento.
- Disponibilità di un computer su cui lavorare. In parte luso dellinformatica
che i ragazzi conoscono ormai meglio di quello della penna e foglio bianco - ha
essa stessa agevolato e motivato la scrittura. Qualche pedagogo dal naso fino potrà anche
strabuzzare gli occhi
ma tantè. Infatti il computer ha permesso interventi
sulle stesse costruzioni linguistiche le quali, mano a mano che procedevano, erano molte
volte vissute come "scoperta" da parte dei giovani scrittori.
- Possibilità di produrre e seguire il percorso editoriale fino alla conclusione a
stampa. La fotocopiatrice della biblioteca, da questo punto di vista, ha avuto una
funzione importante perché ha consentito di "pubblicare" i lavori
singoli e collettivi. Il libro game, invece, sarà pubblicato in stampa
"vera" ( a meno che i tenui virgulti non la spuntino con qualche editore
)
- Disponibilità discreta, ma permanente, da parte delladulto di riferimento
nellintervenire di fronte ai problemi che nascono, o inventando soluzioni
organizzative. Spesso, infatti, il bibliotecario viene tenuto un po alla larga, ma i
ragazzi sanno che nel tempo di scrittura o dincontro possono contare sulla massima
scala di attenzione.
- Il rapporto con le famiglie , in rari casi con gli insegnanti . Spesso qualche genitore,
allinsaputa del figlio-scrittore viene a chiedere, ad informarsi, e a
raccontare alcuni nuovi comportamenti quotidiani. Senza entusiasmo fuori luogo una delle
costanti ricorrenti è laumento del budget famigliare per lacquisto di
libri
( anche qualche genitore sogna segretamente una copertina con il suo junior in
testa?
)
Tali elementi hanno
portato ad una spinta motivazionale molto forte: sono saltati fuori racconti e poesie
individuali spolverati dai cassetti segreti oppure elaborati appositamente sullonda
dellentusiasmo, la cui lettura ha notevolmente rafforzato le complicità del branco. |
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L'IDENTITA' Non secondario nellesperienza di questo gruppo - che oggi
ha definitivamente assunto il nome di Book Club - è stato il meccanismo di ricerca
della propria identità , che in modi originali e forse ancora tutti da leggere
si è intrecciato con il "comportamento di scrittura".
Il piacere di scrivere sembra essersi fortemente legato alla affermazione di sé, alla
gratificazione del gruppo in cui riconoscersi, alla autovalutazione positiva e al rispetto
delle regole. Una sorta di banda della Via Paal di giovani scrittori, insomma, dove i
forti individualismi legati alletà hanno trovato un modo per raccogliersi e
identificarsi non intorno a una griffe o a una squadra di calcio, ma in un club di
scrittura.
Tutto questo si con-fonde con lorgoglio dellappartenenza e il desiderio
appagato , e garantisce continuità di lavoro.
Tanto che una volta deciso di costituirsi in Club hanno subito iniziato
lelaborazione di uno statuto. Diciamo che hanno iniziato perché
dopo due anni
non è ancora finito. Ogni tanto a seconda degli avvenimenti aggiungono o
modificano gli articolati e non ancora decidono di "passarlo" al computer.
Alcuni articoli su
cui concordano tutti.
"art. 2 : ognuno può esporre le proprie idee liberamente ( aggiunta anonima :
purchè non siano stupide)"
"art. 4 : E vietato scrivere libri erotici"
"art. 7 : Si possono scrivere racconti di ogni genere ( purchè non contraddicano
lart. 4)"
"art. 9 : E vietato copiare idee dagli altri membri del gruppo"
Pochi, vero?
Professionalmente questo percorso è un arricchimento notevole per il bibliotecario- oltre
ad una forte iniezione di fiducia ed entusiasmo - perché in qualche modo prospetta una
strada ancora percorribile e "moltiplicabile" non tanto sul piano strettamente
metodologico testuale, che deve essere ancora ben approfondito, quanto sulla
positività del contesto creato, sulle modalità e significato dei servizi bibliotecari
per ragazzi.
Il fatto che unesperienza nata per gioco e dunque serissima abbia
fatto vela verso una attività serissima e dunque notevolmente ludica come
la scrittura, in qualche modo dovrebbe far riflettere sui modi dellinsegnare a
leggere e scrivere anche per chi ne è deputato istituzionalmente, sulle motivazioni in
gioco prima ancora che sui Programmi Ministeriali, fino al significato stesso di
formazione alla lettura e alla scrittura.
Tutto questo, comunque, non solleva il bibliotecario dal suo sospetto iniziale che
continua ad accarezzarlo anche alla fine di queste note.
Saranno tutti quanti "disadattati"?
"Ma valà! mi ha di recente consolato papà Andrea, tra i genitori che più
sostengono liniziativa meglio farli sognare di diventare scrittori, piuttosto
che parrucchiere di Barbie!" |
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