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La Città
STORIA
 
 
 
XI - XIII sec.
Occupata dai Normanni nel 1075, entra a far parte del Regno di Napoli. Di questo periodo restano alcuni reperti come le basi di una Chiesa longobarda dell'VIII secolo, in località San Donato e tracce di un castello, forse normanno, in località Mucchia. Dal 1150 circa, con Enrico VI e Federico II di Svevia, Ortona conobbe un periodo di vera crescita civile. Dotata di un'ampia autonomia comunale, potè godere di privilegi econnomici nelle attività portuali, legati al Capitulare di Bajulazione (1196), che i re svevi le concessero, con la esenzione da tutte le tasse ed i tributi sui materiali occorrenti per la fabbricazione delle navi. La città si allargava dall'area italico-romana e occupava lo spazio ora chiamato Terranova. Sul piano commerciale erano attivi gli "stuoli marittimi", una specie di società per azioni tra gruppi di mercanti per commerciare via mare con paesi vicini. Del periodo svevo restano reperti importanti e di valore: il Portale della Cattedrale di San Tommaso Apostolo collocato di fronte all'abside, il Portale della Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, la chiesa con l'abside restaurata da pochi anni, chiamata Oratorio del Crocefisso. Del 1258 è l'arrivo in Ortona delle Ossa dell'Apostolo Tommaso, portate dall'Isola di Chio, nell'Egeo, dal navarca ortonese Leone, reduce da una spedizione navale in appoggio ai Veneziani in lotta contro i Genovesi.
 
XIV - XVI sec.
Nel XIV e XV secolo i commerci marittimi caratterizzarno sempre pi? la vita della città, che aveva il suo centro nella zona di Terravecchia, la cui struttura viaria attuale è rimasta tipicamente medioevale; come testimonianza diretta del periodo ci sono Vico Bonelli ed altri passaggi interni con angiporti. Nel 1414 venne impiantata la zecca per il conio delle monete. Tuttavia, le lotte continue tra feudatari, angioini ed aragonesi debilitarono la città. Nella prima metà del XV secolo il condottiero Giacomo Caldora costruì una cinta muraria, probabilmente su precedenti esistenze difensive. Ampi tratti sono ancora visibili; in uno di questi, lungo Via D'Annunzio, è incastonata una Madonna acefala con Bambino, di fattura trecentesca, artisticamente interessante, posta lì per motivi apotropaici. L'antagonismo tra Ortona e Lanciano, generato da motivi di concorrenza commerciale e rivalità municipalistica che esasperavano gli animi, sfociò, soprattutto nei primi due decenni del XV secolo, in lotte cruente, arricchite di episodi fantastici dalla tradizione popolare. Nel 1427, con l'intervento pacificatore del francescano Giovanni da Capestrano, fu giurata una pace, un lodo, tra le due città celebrata con la costruzione della chiesetta della Madonna della Pace, poi Madonna delle Grazie, nella omonima contrada. Un altro episodio cardine del cammino storico fu l'incursione veneziana, il 30 giugno 1447, legata alla guerra tra Alfonso d'Aragona e Venezia. Il porto, i magazzini e l'arsenale navale furono distrutti, ma i veneziani non riuscirono ad entrare nella città cinta di mura (oppidum). Alfonso fece allora costruire un castello (il Castello Aragonese) a cinque torri sulla punta del colle: una parte di esso è ancora in piedi, nonostante le frane e le guerre. Dalla prima metà del XV secolo all'Unità d'Italia è documentata la presenza in città di Consoli della Serenissima Repubblica di Venezia, dell'Impero Austro-Ungarico, del Granducato di Toscana, dello Stato Pontificio e del Regno di Grecia. Nel XVI secolo, l'incidenza dei traffici marittimi nell'economia locale diminuisce. Si allarga invece l'influenza di un'agricoltura semprte più tesa a specializzarsi nella coltivazione della vite da vino e del'ulivo: olio e vino divennero nei secoli successivi le merci di esportazione su cui si basava l'economia ortonese. Nel 1518 l'ebreo Girolamo Soncino impianta in Ortona una tipografia, la seconda in Abruzzo. Nel 1525 la città viene donata in feudo ai Lannoy, principi di Sulmona, e nel 1570 diventa Diocesi. Nel 1582 un altro episodio fondamentale segna la storia della comunità ortonese: l'acquisto della città da parte di Margarita d'Austria, figlia di Carlo V, duchessa di Parma. La principessa voleva probabilmente allargare i suoi possedimenti in Abruzzo, con l'acquisto di una città marinara, pagata 54.000 ducati. Nel marzo 1584 fu iniziata la costruzione di ungrande palazzo (Palazzo Farnese) progettato da Jacopo della Porta, mai completato per la scomparsa della duchessa avvenuta in Ortona il 18 gennaio 1586. Il palazzo, ispirato ai canoni dell'architettura tardo-rinascimentale, influenzò nettamente l'architettura civile, soprattutto nei palazzi nobiliari e borghesi realizzati nel Seicento (le case palizziate).
 
Mappa del 1583
Dal Cinquecento e nel Seicento, fu notevole l'immigraione in Ortona: famiglie slave cristiane, provenienti soprattutto dalla Bosnia-Erzegovina, che fuggivano dai Turchi, furono sistemate nelle terre a sud del centro abitato (gli schiavoni); numerosi artigiani, in genere dell'area bergamasco-bresciana, si insediarono a Ortona a ragione, principalmente, delle ricostruzioni avviate dopo l'incursione dei Turchi (1° agosto 1566); anche famiglie spagnole presero residenza in Ortona.
 
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