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Folklore
La cultura popolare costituita da quel complesso intreccio di usi e costumi, canti e leggende, tradizioni e folklore, è un patrimonio particolarmente ricco che, tuttavia, va subendo, un generalizzato ed inesorabile fenomeno di progressivo logorio. In questo contesto sono andate perdute molte feste e tradizioni più legate agli ambienti familiari, rionali e di contrada. Un panorama, pressoché completo, di queste suggestive realtà del passato è delineato, con meticolosa dovizia di particolari, nel volume "Tra dizioni popolari di Ortona" di Antonio Politi, pubblicato dalla Editrice "Iniziativa Cristiana". Tra le numerose celebrazioni e ricorrenze che hanno caratterizzato la vita sociale Culturale della comunità ortonese sono, tuttavia, da segnalare quelle più significative, per contenuti e partecipazione, legate alla tradizione e che, sia pure tra alterne vicende, sono giunte, integre o rimodulate, ai giorni nostri, o si ricordano con particolare intensità
 
San Sebastiano
Tipica festa popolare che si svolge il 20 gennaio nella piazza antistante la Cattedrale. E' un caleidoscopio di luci, scoppi, figure luminose che si creano in una eccezionale cornice di partecipazione popolare. Il momento clou della festa è rappresentato dal vaporetto, una specie di piccola barca di cartapesta imbottita di razzi fumogeni, sospesa ad un filo di ferro che collega due estremità della piazza. Una volta incendiati i razzi la barchetta viene spinta, lungo il filo di sostegno, dal fumo che fuoriesce dalla parte di poppa. Se tutto proced e senza intoppi il vaporetto effettua un doppio tragitto, andata e ritorno, concludendo la sua corsa, con un fragoroso botto finale, al rientro al punto di partenza. Il pubblico è completamente coinvolto in maniera partecipativa dallo spettacolo perchè, secondo la tradizione, dall'andamento del viaggio, più o meno completo, della barchetta, si traggono auspici per la futura annata agricola e per la stagione di pesca. A conclusione della festa è d'obbligo consumare il tradizionale puzzenétte piatto a base di vruocchele e stocche, broccoli e stoccafisso, in uno dei ristoranti che continuano la tradizione oppure riunendosi in comitive nelle case.
 
Il Sant'Antonio
Si tratta di una popolare rappresentazione sacra, particolarmente suggestiva e coinvolgente giacché si svolge in mezzo al pubblico, messa in scena da gruppi di cittadini (musici e cantori) la sera del 17 gennaio, in occasione della festività di Sant'Antonio Abate. La rappresentazione nel passato si svolgeva in forma itinerante nelle abitazioni della città e delle contrade mentre attualmente viene ospitata, per lo più, in teatri, locali pubblici, scuole e sale parrocchiali. L'argomento della breve rappresentazione (la durata è di circa 15 minuti), è un episodio della vita di S. Antonio Abate tentato dal demonio nel deserto. Uno degli attori-cantanti raffigura Sant'Antonio, con lunga barba bianca, vestito da vescovo. Gli altri protagonisti sono: il demonio, con faccia nera e vestito con una calzamaglia rossa; uno o più angeli, che indossano un lungo vestito celeste; gli eremiti, che indossano il saio, costituiscono il coro. La composizione viene fatta risalire alla seconda metà del secolo scorso. Sconosciuto è l'autore delle parole mentre il testo musicale è attribuito al compositore lancianese Domenico Masciangelo.
 
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